In data 08 gennaio 2019 ho pubblicato un articolo sul mio blog[1]
intitolato: “Lettura storico-architettonica del sopraporta di palazzo Butera
raffigurante Barrafranca: nuovi dati emergenti”. L’interpretazione di una mappa
settecentesca è piuttosto difficoltosa. Ma, in data odierna, alla luce del
rinvenimento di una mappa catastale datata 1877[2], mi è possibile offrire dati più
precisi sulla Barrafranca del passato.
In
particolare, riferendomi al IV dato riguardante l’antica chiesa di San Marco, è
possibile ribadire quanto precedentemente affermato e cioè che essa si trova
ancora nell'isolato compreso tra via Mintina e via San Francesco ed è stata inglobata
nelle abitazioni private in tempi passati. Nella mappa catastale del 1877, non
esistevano né via Mintina, né via Belvedere. L’isolato appena menzionato era
formato solo da un edificio identificato con la partita n. 2360 con una corte
adiacente e segnata con il numero 2361 (vd. freccia rossa in fig. n. 1). Di tale
edificio che si affacciava alla via La Loggia, attuale via San Francesco, molto
probabilmente esistono ancora le mura inglobate in abitazioni private. L’antica “crucidda” del “Cummintinu” non viene segnata nella
mappa. Il "Cummintinu", in teoria, o corrispondeva con la chiesa o era un ampliamento della stessa: urgono altri studi. La via
Massarello, attuale via Loreto, terminava nella parte alta, proprio sul lato
sud della chiesa di San Marco. Dallo stralcio in fig. 1, si può notare che la collocazione data dallo storico Luigi Giunta era probabilmente esatta, in quanto la chiesa, di cui si possono anche calcolare le dimensioni, si trovava proprio di fronte l'ingresso principale del convento (e non della chiesa) di San Francesco, che nella mappa è segnato come una sorta di corte di forma trapezoidale (vd, freccia verde in fig. 1).
La chiesa è segnata anche nella pianta modografica di Barrafranca del catasto borbonico [3] datata 1847 come particella n. 9 (vd. fig. 3) accanto alla quale vi è disegnato un dirupo. In tale pianta, la forma rettangolare diventa leggermente a "L". Forse vi era un campanile o un portico laterale che manca nella pianta di trent'anni dopo.
Come si evince anche dalla lettura del sopraporta di palazzo Butera a Palermo, il nuovo convento di San Francesco era dotato di un hortus conclusus, del quale nella mappa del 1877 si può notare ancora l'esistenza (vd. fig. 4). Non c'era piazza Regina Margherita, ma il "Largo Convento", più piccolo perché il muro di cinta della parte nord divideva in due l'attuale piazza. Successivamente al 1877, per creare la piazza regina Margherita, tale muro fu abbattuto.
La chiesa è segnata anche nella pianta modografica di Barrafranca del catasto borbonico [3] datata 1847 come particella n. 9 (vd. fig. 3) accanto alla quale vi è disegnato un dirupo. In tale pianta, la forma rettangolare diventa leggermente a "L". Forse vi era un campanile o un portico laterale che manca nella pianta di trent'anni dopo.
Come si evince anche dalla lettura del sopraporta di palazzo Butera a Palermo, il nuovo convento di San Francesco era dotato di un hortus conclusus, del quale nella mappa del 1877 si può notare ancora l'esistenza (vd. fig. 4). Non c'era piazza Regina Margherita, ma il "Largo Convento", più piccolo perché il muro di cinta della parte nord divideva in due l'attuale piazza. Successivamente al 1877, per creare la piazza regina Margherita, tale muro fu abbattuto.
Fig. n. 2
Autenticazione della mappa catastale del 1877


Fig. n. 3
Stralcio della pianta del catasto borbonico del 1847
[1] Il blog è rintracciabile in internet al seguente
indirizzo: https://barrafrancamiscellanea.blogspot.com/2019/01/lettura-storico-architettonica-del.html
[2] La mappa in questione è inedita ed è composta da due sezioni e un
quadro d’unione. In entrambe le sezioni in basso a destra si trova la seguente
dicitura: “Estratto per copia conforme della Mappa originale corretta ed
aggiornata a tutto il 10 Settembre dall'Applicato tecnico Sig.r Banfi Edoardo
previa identificazione coi dati del Prospetto generale B. La medesima concorda
pure col nuovo Registro delle Partite dei possessori parimenti autenticato dal
sottoscritto. Catania, 14 Maggio 1878. L’Ispettore Censuario Dirigente”. Vi è
poi la firma dell'ispettore e il timbro del Catasto di Catania (vd. fig. 2).
[3] La pianta modografica del comune di Barrafranca del 28 febbraio 1847 è pubblicata in: Enrico, Caruso, Alessandra Nobili, a cura di, Le mappe del catasto borbonico di Sicilia. Territori comunali e centri urbani nell’archivio cartografico Mortillaro di Villarena (1837-1853), Palermo, Regione Siciliana, Assessorato dei beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione, 2001, pag. p. 493.
[3] La pianta modografica del comune di Barrafranca del 28 febbraio 1847 è pubblicata in: Enrico, Caruso, Alessandra Nobili, a cura di, Le mappe del catasto borbonico di Sicilia. Territori comunali e centri urbani nell’archivio cartografico Mortillaro di Villarena (1837-1853), Palermo, Regione Siciliana, Assessorato dei beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione, 2001, pag. p. 493.
Autore: Filippo Salvaggio


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